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Sul treno / On the train

Tempo di lettura / Reading Time 4 min.

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Non mi capita spesso di prendere il treno per tornare a casa dal lavoro, però qualche settimana fa avevo la macchina del meccanico e non ho potuto fare diversamente.
Usare il treno per muovermi non mi piace molto, lo spazio sociale non è garantito e ci sono momenti in cui la quantità di rumore e di gente presente è quasi insostenibile.
Fortunatamente ho le mie tecniche per rilassarmi alle quali ricorro ogni volta per evitare di esplodere.
Una delle cose che sopporto meno è il non potermi sedere quando tutti i posti sono occupati.
Questa sera, fortunatamente, un posto libero, sfuggito alla vista dei molti passeggeri in piedi, mi ha permesso di viaggiare comodo.
Mentre ero seduto e ascoltavo della musica leggendo, un signore probabilmente ipovedente si è avvicinato a dove ero seduto io. Non mi sono accorto di nulla perché ero, come faccio spesso, completamente immerso nella musica e nella lettura.
Una signora seduta davanti a me si è offerta di far sedere il signore al suo posto.
A quel punto ho capito cosa stesse accadendo e mi sono alzato per lasciare io il posto al signore o alla signora che si stava alzando.
Lei mi ha detto: “non c’è problema, rimanga pure seduto”.
Me lo ha detto sorridendo davvero, e non con uno di quei sorrisi falsi che spesso significano “stronzo”.
Io ho insistito e lei ha detto che non voleva sedersi.
Ho insisito ancora e lei mi ha ribadito che non era un problema stare in piedi. Io mi sono seduto e sono tornato a leggere ascoltando la mia musica.
Ora sono qui a chiedermi se avrei dovuto insistere ulteriormente per far sì che la signora si sedesse, o se tre volte sia un numero di “insistenze” sufficiente oltre il quale non serva andare.
Quanto bisogna insistere per essere sicuri che se uno ci dica “no” intenda veramente “no”?
Qualcuno me lo potrebbe dire?
L’episodio del treno è solo uno di quelli, tanti, nei quali non capisco se ciò che mi viene risposto sia la verità o un modo per dire il contrario.
Potrei fare un elenco ma mi limiterò a tre esempi:

– “Toh! È rimasto solo un cioccolatino. Lo vuoi tu? Risposta: No, mangialo pure!”. Significa che lo posso mangiare o che devo lasciarlo a chi mi ha detto che non lo vuole?

– Incontro una signora con le borse della spesa: Signora? Vuole una mano? Risposta: No, grazie. Ce la faccio! – Devo insistere o lascio che la signora si faccia tre piani di scale con le borse della spesa?

– Riceviamo un invito a cena. Chiedo a chi ci ha invitati: Devo portare qualcosa? Risposta: No, non c’è problema. – Devo portare qualcosa o no?

Perché se seguissi quello che mi dice il cervello: mangerei l’ultimo cioccolatino, lascerei la signora in balia delle scale e mi presenterei a cena senza portare nulla.

Ma non potete inventarvi un gesto, un verso, un segnale che mi faccia capire che state dicendo una cosa, ma intendete il contrario?
Per me sarebbe molto più semplice e mi aiuterebbe ad evitare una situazione per me leggermente imbarazzante, come quella verificatasi in treno.


I don’t often take the train to go home from work, but a few weeks ago I had the mechanic’s car and I couldn’t do otherwise.
I don’t like using the train to move around, social space is not guaranteed and there are times when the amount of noise and people present is almost unsustainable.
Fortunately I have my own relaxation techniques which I use every time to avoid exploding.
One of the things I can stand less is not being able to sit when all the seats are occupied.
Fortunately, this evening, a free seat, which escaped the sight of the many standing passengers, allowed me to travel comfortably.
While sitting and listening to music while reading, a probably visually impaired gentleman approached where I was sitting. I didn’t notice anything because I was, as I often do, completely immersed in music and reading.
A lady seated in front of me offered to seat the gentleman in her place.
At that point I understood what was happening and I got up to leave the place to the gentleman or lady who was getting up.
She said to me: “no problem, just stay”.
She told me with a real smile, and not with one of those fake smiles that often mean “asshole”.
I insisted and she said she didn’t want to sit down.
I insisted again and she reiterated that standing was no problem.
I sat down and went back to reading listening to my music.
Now I’m here to wonder if I should have insisted further on getting the lady to sit down, or if three times it is enough number of “insistences” beyond which there is no need to go.
How much do you have to insist to be sure that if someone says “no” they really mean “no”?
Could anyone tell me?
The train episode is just one of those, many, in which I do not understand if what I am told is the truth or a way to say the opposite.
I could make a list but I will limit myself to three examples:

– “Hey! There is only one chocolate left. Do you want it? Answer: No, eat it!”.
Does that mean I can eat it or should I leave it to whoever told me they don’t want it?

– I meet a lady with shopping bags: Madam? Do you need a hand? Answer: No thanks. I can do it!
Do I have to insist or do I let the lady make three floors of stairs with shopping bags?

– We get an invitation to dinner. I ask who invited us: Should I bring something? Answer: No, there is no problem. – Should I bring something or not?

Because if I followed what my brain tells me: I would eat the last chocolate, I would leave the lady at the mercy of the stairs and go to dinner without bringing anything.

Can’t you develop a gesture, a verse, a signal that makes me understand that you are saying something, but you mean the opposite. It would be much simpler for me and would help me avoid a slightly embarrassing situation for me, such as the one that occurred on the train.

Published inB.L.O.G.

One Comment

  1. Franco Franco

    In Minnesota devi rispondere NO 3 volte perché linterlocutore lo capisca.
    Letto su “How to talk Minnesotan” di Howard Mohr.

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