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stare insieme / being together

Tempo di lettura / Reading Time 5 min.

Avere una relazione non è mai una cosa semplice, ma avere una relazione con me credo sia, soprattutto per l’altra persone, piuttsto impegnativo.
Una volta la fidanzata di un mio amico ha detto “Stare con te dovrebbe essere molto più semplice di quando non sia stare con un Neurotipico”. Sulla carta, he significa in teoria, dovrebbe essere così, ma in pratica pare non esserlo.
Eppure io, anche pre-diagnosi, non ho mai fatto nulla per nascondermi o essere diverso.
I prodromi del “Questo qui è un casino!” ci sono sempre, dalla prima volta.
Avete presente quando uscite per la prima volta con qualcuno e di solito il dialogo è fatto di domande e risposte basate su hobbies, gusti, sogni, idee, film, viaggi, libri, ecc?
Ecco, io ho sempre chiesto: “Cosa ti fa paura?” oppure “Hai scopato molto nella vita?”…insomma, cose così, roba leggera.
Sono sempre stato affascinato dal lato oscuro delle persone. A me non interessa sapere cosa rende felice le persone, ma cosa succcede quando la sera spengono la luce. Voglio sapere se arrivino i mostri e quali.
Una mia ex, che era anche una mia collega, praticamente dopo poco tempo che lavoravamo insieme, mentre si parlava di relazioni, mi disse: “Io sono single e sto bene!”.
Le ho chiesto subito: “Come mai? Hai paura di essere felice?”. A distanza di qualche tempo mi disse che con quella domanda l’avevo messa in “crisi”.
Nelle relazioni sono anche peggio, perché scavo in continuazione. Se smetto di fare domande significa che la persona che ho davanti mi sta annoiando e ci sono poche cose peggiori della noia per uno come me, soprattutto se la noia non è causata dagli eventi ma dalla persona con cui sto, o con cui mi trovo in un determinato momento.
L’egosintonia, comunque, ha una parte in tutto ciò, perché visto che io non ho problemi a parlare di me e rispondere alle domande, ritengo giusto e logico che lo facciano anche gli altri.
Inoltre, visto che sono quello che sono (anche pre-Covid19): non esco con gli amici, non gioco a calcetto, non vado in palestra, non ho hobbies che comprendano l’interazione con gli altri, non esco praticamente mai.
Ci sono poche “regole”, non scritte ovviamente, che metto in chiaro da subito…così poche da essere 3:

1. Di me saprai solo ciò che io voglio che tu sappia e può essere che io non ti racconti tutto. Non mentirò. risponderò alle domande, ma non è detto che io racconti sempre tutto.
2. Niente menzonge. Se decidi di mentirmi fai in modo che io non lo sappia mai, anche se si tratta di una di quelle che gli NT chiamano “bugie bianche”.
3. Stai lontana dalle mie cose. Non leggere i miei diari, le mie lettere, i miei messaggi…niente di niente. L’invasione della mia privacy è in assoluto ciò che non sono in grado di tollerare.

Finito.
Non c’è altro.
E’ così difficile?
Secondo me no, anche se poi ci sono le mancanze: il poco contatto fisico, l’assenza di coccole, la mancanza di empatia, il silenzio, la depressione, l’apatia, la voglia di solitudine, il bisogno di rispettare certi schemi e tutte quelle altre cose che mi caratterizzano.
Forse qualcuno preferirebbe un uomo che va allo stadio, che ha 1000 amici, che esce con loro, che non ha mai letto Lacan, che guarda solo le commedie e non si interroga mai sulla vita, sul suo malessere e sul nulla.
Io però sono come sono e non costringo nessuno a rimanere…a volte, però, ho costretto qualcuno ad andar via.


Having a relationship is never a simple thing, but having a relationship with me is, especially for the other person, rather challenging.
A friend of mine’s girlfriend once said “Being with you should be a lot easier than being with a Neurotypist.” On paper, that means in theory, it should be, but in practice it doesn’t seem to be.
Even if I, even pre-diagnosed, have never done anything to hide or be different.
The harbingers of “This here is a mess!” has always been there, from the first time.
You know when you go out with someone for the first time and usually the dialogue is made up of questions and answers based on hobbies, tastes, dreams, ideas, films, travels, books, etc.?
Right, I have always asked: “What are you afraid of?” or “Have you fucked a lot in your life?”… well, things like that, easy stuff.
I’ve always been fascinated by the dark side of people. I’m not interested in knowing what makes people happy, but what happens when they turn off the lights in the evening.
I want to know if monsters are coming and which ones.
An ex of mine, who was also a colleague of mine, practically after a short time working together, while talking about relationships, told me: “I’m single and I’m fine!”
I immediately asked her: “Why? Are you afraid of being happy?”.
After some time she told me that with that question really made her think.
In relationships, I’m even worse, because I dig all the time. If I stop asking questions it means that the person in front of me is boring me and there are few things worse than boredom for someone like me, especially if the boredom is not caused by events but by the person I am with, or with whom I am in a certain moment.
Ego-syntony, however, plays a part in all of this, because since I have no problem talking about myself and answering questions, I think it is right and logical for others to do it too.
Furthermore, since I am what I am (even pre-Covid19): I don’t go out with friends, I don’t play soccer, I don’t go to the gym, I don’t have hobbies that include interaction with others, I hardly ever go out.
There are few “rules”, obviously not written, that I have always made clear from the beginning…so few that they are 3:

1. You will know only what I want you to know about me and it may be that I do not tell you everything. I will not lie. I will answer the questions, but it is not certain that I always tell everything.
2. Do not lie to me. If you decide to lie to me, make sure I will never know, even if it is one of what the NTs call “white lies”.
3. Stay away from my things. Don’t read my diaries, my letters, my messages…nothing at all. The invasion of my privacy is absolutely what I am unable to tolerate.

Finished.
There is nothing more.
Is it so difficult?
In my opinion no, even if there are things that people might not like: the little physical contact, the absence of cuddles, the lack of empathy, silence, depression, apathy, the need of loneliness, the need to follow certain patterns and all those other things that make me who I am.
Perhaps someone would prefer a man who goes to the stadium, who has 1000 friends, who goes out with them, who has never read Lacan, who only watches comedies and never questions himself about life, life’s negative sides and life’s nothing.
But I am as I am and I do not force anyone to stay…sometimes, however, I have forced someone to leave.

Published inB.L.O.G.

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