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Disastrite / Disastrousitis

Tempo di lettura / Reading Time 4 min.

Al lungo elenco di “caratteristiche” dell’autismo che in qualche modo mi identificano e delle quali, pian piano, avrò modo di scrivere, ce n’è una nella quale sono bravissimo.
Io la chiamo: Disastrite.
Si potrebbe pensare che la Disastrite e il Pessimismo siano la stessa cosa, ma non lo sono.
Usando la scala di misurazione del Karate direi che il pessimismo è la cintura bianca e la disastrite è la cintura nera quinto dan.
Come funziona la disastrite? E’ molto semplice e perché si verifichi servono pochi elementi:

– un evento di cui non si conosce l’esito
– la responsabilità in caso di esito negativo dell’evento
– una possibilità, anche dello 0,000000000001%, che l’esito possa essere negativo
– varie ed eventuali

Una volta che questi pochi elementi si trovano a coesistere ecco che arriva la Disastrite.
La Disastrite fa sì che il contenitore della preoccupazione diventi, improvvisamente, troppo piccolo per contenerla tutta.
Così la prima reazione è quella di cercare di limitare il numero delle preoccupazioni analizzandole razionalmente…ma non funziona, perché ogni preoccupazione risolta ne genera altre due e altre due e via di seguito.
Nel giro di 24 ore sono letteralmente in balia degli eventi e vivo con l’idea di una prospettiva disastrosa nella testa…e letteralmente non riesco a pensare ad altro.
Ci sono dei momenti sporadici nei quali riesco a spostare l’attenzione, il pensiero, ma durano talmente poco perché vengono immediatamente distrutti dalla Disastrite che, ormai, ha preso pieno possesso di me.
Oggi la Disastrite è parte di me e penso che sia una sublimazione dell’ansia di cui soffro (si può dire soffro d’ansia o la comunità degli ansiosi non lo consente?) praticamente da sempre.
Per anni ho messo a dormire la Disastrite con le benzodiazepine, ma dopo un episodio in cui mi sono trovato in pericolo di vita, ho deciso di provare a gestirla in maniera indipendente dai farmaci.
Ci sono state delle volte in cui, a causa di un evento minimo il futuro più positivo che potessi immaginare mi vedeva in fuga da un’orda di cani randagi mentre dal cielo piovevano meteore in fiamme.
La Disastrite è quella che trasforma un taglietto durante la rasatura in una cicatrice da 12 punti.
Ci sono anche stati dei momenti nei quali l’idea di morire, paragonato a ciò che mi aspettavo, sembrava essere una valida alternativa alla sofferenza che si prospettava nel prossimo futuro.
E tutte le volte, alla fine, i problemi si sono risolti senza disastrose conseguenze o forse con conseguenze che, paragonate alle mie visioni, risultavano essere poca cosa.
Tra me e la Disastrite c’è un rapporto di rispetto reciproco ed è con me da talmente tanto tempo che non penso se ne andrà mai, e a dire il vero mi ci sono talmente abituato che se dovesse sparire probabilmente ne sentirei la mancanza, perché è una parte di me, mi caratterizza e mi identifica: voi riuscireste a rinunciare al colore dei vostri occhi?


To the long list of “characteristics” of autism that somehow identify me and which, slowly, I will be able to write about, there is one in which I am very good.
I call it: Disasteritis.
One might think that Disasteritis and Pessimism are the same thing, but they are not.
Using the Karate scale I would say that pessimism is the white belt and disastrous is the fifth dan black belt.
How does the Disasteritis work? It’s very simple and only a few elements are needed for it to occur:

– an event whose outcome is unknown
– responsibility in the event of a negative outcome of the event
– a possibility, even of 0.000000000001%, that the outcome may be negative
– various

Once these few elements are found to coexist here comes the Disasteritis.
Disasteritis causes the container of worry to suddenly become too small to hold it all.
So the first reaction is to try to limit the number of worries by analyzing them rationally … but it doesn’t work, because every solved concern generates two more and two more and so on.
Within 24 hours, I am literally at the mercy of events and I live with the idea of ​​a disastrous prospect in my head … and I literally cannot think of anything else.
There are sporadic moments in which I manage to shift the attention, the thought, but they do not last long because they are immediately destroyed by the Disasteritis which, by now, has taken full possession of me.
Today the Disasteritis is part of me and I think it is a sublimation of the anxiety I have suffered from (can you say I suffer from anxiety or the anxious community does not allow it?) since I can remember.
For years I put Disastritis to sleep with benzodiazepines, but after a life-threatening episode, I decided to try to manage it without drugs.
There have been times when, due to a very small event, the most positive future I could imagine saw me fleeing a horde of stray dogs while burning meteors rained down from the sky.
Disasteritis is the one that turns a small cut while shaving into a 12-point scar.
There have also been times when the idea of ​​dying, compared to what expected, seemed to be a valid alternative to the suffering that lay ahead in the near future.
And every time, in the end, the problems were solved without disastrous consequences or perhaps with consequences that, compared to my visions, turned out to be little thing.
Between me andDisasteritis there is a relationship of mutual respect and it has been with me for so long that I don’t think it will ever go away, and to tell the truth I am so used to it that if it were to disappear I would probably miss it, because it is a part of me and identifies me: will you be able to give up the color of your eyes?

Published inB.L.O.G.