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Identità (parte due) / Identity(part two)

Tempo di lettura / Reading Time 6 min.

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Riprendo questo racconto da dove finisce il post precedente.
Dopo la prima pomiciata/limonata o chiamatela come volete io e Orietta stiamo insieme per un po’.
Un giorno una sua amica, usando una tecnica che scopro chiamarsi “del postino”, viene da me e mi dice che “Orietta non vuole più stare con me”. Io le rispondo, abbastanza disinteressato: “Ok!” e lei mi dice: “E ci tiene a farti sapere che ti lascia perché non vuole prenderti in giro!”.
Alt! Questo mi interessa, perché non lo capisco e, visto che non lo capisco, esigo una spiegazione…anche perché Orietta è ferma in fondo alla via ad aspettare la sua amica.
Mi avvicino e le chiedo se può spiegarmi cosa vuol dire.
Lei mi guarda in modo strano e mi dice che ha capito che io ci tengo di più a lei di quanto lei non tenga a me.
Le rispondo che questo non è vero, tanto è vero che è stata lei a venire a cercarmi quel Sabato pomeriggio, quindi, visto che non è vero, possiamo continuare a stare insieme e fare quelle cose che si fanno quando si sta insieme: passeggiare mano nella mano, andare in bicicletta, mangiare il gelato e baciarsi in quel modo che sta iniziando a piacermi. Soprattutto quest’ultima cosa, perché chi me lo garantisce che Orietta non sia l’unica al Mondo a fare una cosa come quella.
Se invece vuole che non stiamo più insieme, allora deve darmi una spiegazione accettabile.
La guardo e sembra veramente una che in quel momento vorrebbe essere da un’altra parte…e mi dice: “Ok. Mi piace un altro!”.
Trovo, e troverò sempre, inaccettabile che una persona possa preferire qualcun altro a me, ma è una motivazione decisamente più accettabile della precedente.
Dico ciò che da quel momento dirò praticamente al 99% delle donne con le quali ho avuto un contatto: “Diventiamo amici allora!”.
Penso che lei dica “Ok!” solo per poter concludere la discussione e andarsene.
Amici non siamo mai diventati e, pur vivendo in un paese con pochissimi abitanti, ci siamo incontrati pochissime volte. L’ultimo contatto avuto con lei è stato qualche anno dopo, sempre alla festa del patrono, quando è venuta a chiedermi se potessi andare con lei sulla giostra denominata “calcio-in-culo” perché voleva che le facessi prendere il fiocco.
Fiocco preso, bacio sulla guancia e di nuovo ognuno per la sua strada.
Ci tengo a precisare che nessuna delle parole utilizzate in questo ultima parte del racconto è una metafora per dire qualcos’altro.
Finita la mia storia con Orietta, mai mi spiegherò il perché, la mia popolarità è cresciuta in modo esponenziale…però sono in un periodo in cui le ragazze non mi interessano particolarmente, anche se mi piacciono molto: soprattutto mi piace il loro modo di pensare.
Finita la scuola media inizio le superiori: Liceo Scientifico.
La scuola superiore ha un impatto devastante su di me per quattro motivi:
– è un scuola pubblica
– nelle classi ci sono maschi e femmine
– non si prega…e per me che arrivo da una scuola cattolica è strano
– nessuno dei miei compagni delle medie è in questa scuola
Ho sempre più capelli che chili, ma i bulli, che all’epoca erano molto soft, non mi prendono di mira e ritengo che questo sia dovuto al fatto che abbiano paura di ammazzarmi con una spinta.
Qualche anno dopo la mia dottoressa mi dice che, forse, mi hanno sempre lasciato in pace perché non percependoli come una minaccia non hanno mai visto in me quella paura che li facesse sentire forti.
I primi giorni di scuola scorrono senza problemi. Con le femmine quasi non parlo, ma familiarizzo subito con i ripetenti della classe, nonostante i miei genitori mi abbiano detto che “i ripetenti sono brutta gente” (sto scherzando perché non avrebbero mai detto una cosa del genere).
I ripetenti mi piacciono, perché sono isolati da tutti e tutti li schivano come se fossero contagiosi.
Io no, io con gli isolati mi sono sempre trovato benissimo.
Durante il primo anno, un giorno qualunque, mentre sto camminando verso la fermata del Bus che mi riporterà a casa mi sento chiamare. Mi giro e la vedo…(continua)


I keep on with this story from where the previous post ended.
After the french kiss, Orietta and I have been together for a while.
One day a friend of hers, using a technique that I discover to be called “the postman”, comes to me and tells me that “Orietta no longer wants to be with me”. I reply, quite careless: “Ok!” and she tells me: “And he wants to let you know that she is leaving you because she doesn’t want to trick you!”.
Alt! This is interesting, because I don’t understand it and, since I don’t understand it, I ask for an explanation…also because Orietta is standing at the end of the street waiting for her friend.
I go over and ask her if she can explain to me what she meant.
She looks at me strangely and tells me that she understood that I care more about her than she cares for me.
I tell her that this is not true, so much so that she came to look for me that Saturday afternoon, therefore, since it is not true, we can continue to be together and do those things that we do when we are together: walking hand in the hand, riding a bicycle, eating ice cream and kissing in the way I am starting to like it. Especially the latter, because who guarantees me that Orietta is not the only one in the World able to do something like that.
If she does not want us to be together anymore, then she must give me an acceptable explanation.
I look at her and she really looks like one who at that moment would like to be somewhere else…and she tells me: “Ok. I like another one!”.
I find, and always will find, unacceptable that a person may prefer someone else to me, but it is a reason far more acceptable than the previous one.
I told her what I have always told from that moment on to 99% of the women with whom I have had a relationship: “Let’s become friends then!”.
I have the feeling she says “Ok!” just to be able to end the discussion and leave.
We never became friends and, although living in a village with very few inhabitants, we have met very few times. The last contact I had with her was a few years later, always at the patron’s day, when she came to ask me if I could go with her on a carousel called “kick-in-ass” because she wanted me to make her get the bow.
Bow taken, kiss on the cheek and everyone back on their way.
I want to clarify that none of the words used in this last part of the story is a metaphor for saying something else.
Once my story with Orietta is over, I will never explain why, my popularity has grown exponentially…but I am in a period when the girls do not particularly interest me, even if I like them very much: above all I like the way they think.
After secondary school I start high school.
High school has a devastating impact on me for four reasons:
– it is a public school
– classes are mixed (boys and girls)
– we do not pray…and for me, coming from a catholic school, it’s strange
– none of my middle school classmates are in this school
I always have more hair than kilos, but the bullies, who at the time were very soft, do not target me and I think this is due to the fact that they are afraid of killing me with a push.
A few years later my doctor told me that, perhaps, they always did not care about me because, not perceiving them as a threat, they never saw in me that fear that made them feel strong.
The first days of school flow quite smoothly. I hardly speak to females, but I get to know the repeating students straight away, despite the fact that my parents told me that “repeating students are bad people” (I’m kidding because they would never have said such a thing).
I like repeating students, because they are isolated from everyone and everyone dodges them as if they were contagious.
I don’t, I’ve always had a great time with dodged ones.
During the first year, on an ordinary day, while I am walking towards the bus stop that will take me home, I hear someone calling me. I turned around and see her…(continue)

Published inB.L.O.G.

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