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Identità (parte uno) / Identity(part one)

Tempo di lettura / Reading Time 7 min.

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Il mio primissimo contatto “fisico” con un essere umano di sesso opposto al mio è avvenuto nel 1978.
Avevo 7 anni e andavo a scuola dalle suore della consolata. Questa bambina doveva pensare che fossi particolarmente bello perché, in mezzo a compagni di classe/scuola decisamente più aitanti, aveva scelto proprio me.
Ci tengo a precisare che a 7 anni avevo più capelli che chili ed ero bianco come l’albume di un uovo sodo.
L’essere nato con gli occhi verdi probabilmente ha sempre fatto sì che, soprattutto in giovane età, avessi un certo riscontro positivo.
Gli occhi verdi sono sempre stati la mia “leva” e, in quanto parte visibile, non ho mai dovuto impegnarmi troppo.
Comunque, questa bambina di 7 anni anche lei, che ricordo chiamarsi Marta, mi prende per mano e mi porta in una specie di stanzino dove le suore, ovviamente, non volevano che andassimo. Una volta nello stanzino mi bacia. Io non capisco molto bene cosa stia succedendo, me ne sto lì come una statua mentre lei si gira e se ne va.
Tornato nel salone in cui si svolgeva la ricreazione, vedo che lei parla con le sue amichette e io, come facevo spesso alle elementari, vado a sedermi su una panchina in un angolo.
Ovviamente da quel momento, pur non avendo idea di cosa voglia dire, “io appartengo a Marta”. Le appartengo talmente tanto che un paio di sue “amichette” mi girano intorno prendendomi in giro. Io non capisco e le lascio fare.
Da quel momento al mio successivo contatto con l’altro sesso trascorrono ben 7 anni.
Sono in terza media, in una scuola cattolica gestita dai preti e frequentata totalmente da maschi.
Da qualche anno ci siamo trasferiti in campagna dalla città, in un paese dove nessuno della mia famiglia ha le sue radici.
Come succedeva in quegli anni la mia famiglia è vista come quella degli “stranieri”, pur essendo comunque in Italia, o come si diceva nei film western di una volta, “i forestieri”.
La mia fama di straniero senza nome, che frequenta una scuola privata, che non esce mai e nessuno ha mai visto perché (scandalo!) la mia famiglia non va in chiesa, mi rende popolare a prescindere e un giorno, uscito chissà per quale motivo di casa, mi imbatto nella sorella di uno che aveva fatto la quinta elementare con me.
Io ho 14 anni, ancora da compiere, e lei ne ha quasi 16.
Coraggiosa e determinata, si presenta al cancello di casa mia e suona il campanello. Risponde mia madre che, nascondendo lo stupore, mi dice: “C’è una ragazza per te!”.
Ecco, ora le femmine sono diventate ragazze.
Mi chiede se voglio uscire con lei Domenica pomeriggio per andare a vedere una gara di motocross. Io dico: “Ok!” e torno in casa. Lei dice: “non ti ho detto dove ci incontriamo e a che ora”. Io le rispondo: “visto che sai dove abito puoi venire qui dopo pranzo”.
Ricordo perfettamente questo dialogo perché la lasciai al cancello senza salutarla.
Si chiama, perché penso sia ancora viva, Orietta.
La Domenica dopo usciamo e andiamo al campo da cross. Appena arrivati mi trovo davanti uno più grande di me, uno che mi dicevano “menasse parecchio”. Non percepisco il pericolo e il tizio, forse perché vede che non ho paura, mi spinge e mi dice che devo lasciare stare Orietta perché lei stava con lui. Rispondo qualcosa come: “Stava è passato, quindi non ci sta più con te…e poi prenditela con lei, è venuta lei a cercarmi.” I suoi amici lo tengono e capisco che mi vuole picchiare. Gli dico la cosa che mi sembra più logica: “Se mi picchi non è che cambi le cose. Sicuramente me ne dai tante perché sono più piccolo, però è con lei che dovresti parlare”.
Non ho mai capito perché si sia calmato e se ne sia andato. Anni dopo diventammo qualcosa di simile a due “amici”.
Oltretutto, quando l’avevo raccontato ad un amico, l’unico che avessi in quegli anni, lui mi aveva detto che “magari Orietta mi aveva portato lì sapendo che ci sarebbe stato lui per farlo ingelosire!”. Per farlo? Niente da fare, il mio cervello non riesce a dare un senso a ciò che ha appena sentito.
Io e Orietta diventiamo una coppia, o così ha deciso lei, e facciamo robe da coppia di adolescenti: camminiamo abbracciati, ci teniamo per mano, andiamo a prendere un gelato, andiamo in bicicletta e, ovviamente, ci baciamo.
O meglio: lei bacia me, e spesso. Io ho come l’impressione che lei voglia essere baciata più spesso o in modo “diverso”.
Il mio Curriculum Baci fino a quel momento riporta solo l’esperienza “Marta”, e non è che io abbia molto le idee chiare.
A fine Giugno si festeggia il patrono del paese con le giostre e lo spettacolo pirotecnico. Giunta l’ora dei fuochi d’artificio cerchiamo un posto un po’ isolato per goderci le esplosioni nella notte. Lei mi bacia a sorpresa e, trovandomi con la bocca semiaperta, mi infila dentro la lingua e inizia a muoverla. Per un istinto che credo essere tipico degli esseri umani, la mia lingua parte senza controllo alcuno.
Ci stacchiamo e penso: “Credo che questa sia la cosa più strana del Mondo!”, e mi sento in un modo al quale non so dare un nome. (continua)


My very first “physical” contact with a human being of the opposite sex took place in 1978.
I was 7 years old and I went to a catholic school. This little girl probably thought I was particularly beautiful because, in the midst of definitely more attractive classmates, she had chosen me.
I want to clarify that at 7 years old I had more hair than kilos, I was white as the egg white of a hard-boiled egg.
Being born with green eyes has probably always meant that, especially at a young age, I had a certain positive feedback. Green eyes have always been my “leverage” and, as a visible part, without too much effort.
However, this 7-year-old girl who I also remember her name being Marta, takes me by the hand and brings me to a kind of closet where the nuns obviously didn’t want us to go.
Once in the closet she kisses me. I did not understand very well what is going on, I am there like a statue while she turns and leaves.
Back in the hall where the break took place, I see that she is talking to her friends and I, as I often did in elementary school, go to sit on a bench in a corner.
Obviously from that moment on, even if I have no idea what it means, “I belong to Marta”.
I belong to her so much that a couple of her “friends” get around making fun of me.
I don’t understand and let it go.
My next contact with the other sex happened 7 years after.
I am in third grade, in a Catholic school run by priests and attended totally by boys.
For some years, with my family, we had moved to the countryside from the city, to a village where none of us have its roots.
As happened in those years, my family is seen as that of “strangers”, even though they are still in Italy, or as they used to say in the western movies of the past “foreigners”.
My reputation as a nameless foreigner, who attends a private school, who never goes out and nobody has ever seen and, scandal!, does not go to church, makes me popular regardless and one day, who knows why, I run into the sister of someone I was in fifth grade with.
I am almost 14 years old and she is almost 16.
Brave and determined, she shows up at the gate of my house and rings the bell. My mother answers and, hiding her surprise, says to me: “There is a girl for you!”.
So, now females have become girls.
She asks me if I want to go out with her on Sunday afternoon see a motocross race.
I say “Ok!” and go back inside. She says, “I didn’t tell you where we meet and at what time.”
I reply: “since you know where I live you can come here after lunch”.
I remember this dialogue perfectly because I left her at the gate without saying goodbye.
Her name is, because I think she is still alive, Orietta.
The following Sunday we go out and go to the cross field. As soon as I arrived I found myself in front of a boy bigger than me and well known bully. I don’t feel the danger and the guy, maybe because he sees that I’m not afraid, pushes me and tells me that I have to leave Orietta alone because she was with him.
I reply something like: “She was is simple past, so she is no longer with you…and you are barking at the wrong tree, talk to her because she came looking for me.”
His friends hold him back and I understand he wants to beat me up.
I tell him the thing that seems most logical to me: “If you hit me you are not going to change anything. You certainly win over me because I’m younger and weaker, but it’s with her that you should talk”.
I never understood why he calmed down and left. Years later we became something like “friends”.
Moreover, when I told it to a friend, the only one I had in those years, he had told me that “maybe Orietta had brought me there knowing that he would be there to make him jealous!”. To do what? Nothing. My brain can’t make sense of what I have just heard.
Orietta and I become a couple, or so she decided and we do stuff a teenage couple do: we walk, we hold hands, we go to get ice cream, we ride bicycles and, of course, we kiss.
Or rather: she kisses me, and often. I have the feeling that she wants to be kissed more often or in a “different” way.
My Kissing Curriculum up to that point only reports the “Marta” experience and it is not that I know much about the kiss topic.
At the end of June the town’s patron saint is celebrated with firework show. When the time of fireworks has come, we look for a slightly isolated place to enjoy the explosions in the night. She kisses me by surprise and, finding me with my mouth half open, she slips her tongue into my mouth and starts to move it. By an instinct that I believe is typical of human beings, my tongue starts moving too without control.
We break away and I think: “I think this is the strangest thing in the world!”, and I feel in a way I can not give a name to. (to be continued)

Published inB.L.O.G.