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Lie to me

Tempo di lettura / Reading Time 5 min.

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Nella serie Tv Lie To Me, il protagonista Cal Lightman (Tim Robbins) dice alla figlia che il suo modo di fare serve a far uscire la parte peggiore delle persone, perché le persone sono vere solo quando sono incazzate.
Ancora prima di ascoltare le parole del personaggio ho sempre sostenuto che ci sia molta più verità in un insulto che in un complimento. Potrebbe anche non essere vero, però se faccio una media basata sulla mia vita potrei dire di non aver sbagliato, almeno non completamente.
Il mio atteggiamento provocatorio, il mio modo di parlare polemico e cinico, il mio essere diretto e sincero, hanno fatto parte di me da molto prima che io ricevessi la diagnosi di autismo.
In particolare, tra tutti gli episodi, ne ricordo sempre uno che “racconterò” in questo post.
Qualche anno fa, direi parecchi anni fa, stavo con una ragazza che chiamerò F.
F. era una studentessa universitaria che, agli occhi della madre, era sempre messa in ombra a causa delle sorella più grande di 3 anni, già laureata, sposata e con una carriera avviate.
F., a causa della madre, soffriva di un complesso di inferiorità quasi imbarazzante: tutto ciò che faceva era sbagliato, non era mai all’altezza, ecc. ecc.
Un giorno, in pausa pranzo, ci siamo trovati a discutere di come non fosse corretto che il direttore di una scuola potesse chiedere alle studentesse di uscire con lui.
Io sostenevo che se le studentesse non fossero più state tali, secondo me, non ci sarebbe stato nulla di male.
Ad un certo punto lei tirò fuori l’elemento etico, dicendo che professionalmente non sarebbe stato etico nemmeno una volta che le studentesse avessero smesso di essere tali.
Ero parzialmente d’accordo con lei, però volevo vedere fino a che punto credesse in ciò che stava dicendo e su quali fondamenta si badasse il suo pensiero. Così feci affiorare la parte più stronza e fastidiosa di me, cominciando a fare domande deliberatamente provocatorie e alzando sempre di più il livello dello scontro.
Le dissi che lei non poteva parlare di etica professionale visto che non aveva mai lavorato in vita sua, che non aveva mai lavorato perché alla sua età stava ancora studiando e che avrebbe fatto meglio a parlare di argomenti che conosceva invece di improvvisare con idee a caso.
Reazione da parte sua? Nessuna. L’unica cosa che ricordo e che mi disse: “possiamo andare?” e si alzò dal tavolo.
Da lì a poco non l’avrei più rivista.
Dopo la diagnosi ho pensato che mi avrebbe fatto piacere parlare con lei, non per scusarmi ma per spiegarle che non sono stronzo, e non lo ero, ma il mio modo di fare, spesso, è conseguenza di ciò che sono.
E oggi? Oggi che sono diagnosticato le cose non sono cambiate molto; sono ancora deliberatamente provocatorio, diretto e sincero, però Lei (che è come io chiamo la mia fidanzata in questo Blog) sa perché mi comporto così ed è estremamente abile nello schivare o assorbire i miei “attacchi”.
Lo è talmente tanto che le mie trasformazioni, precedentemente più frequenti, sono diventate sporadiche.
A volte mi chiedo come faccia a disintegrare con l’indifferenza tutto ciò che le lancio addosso, anche perché vi garantisco che spesso sono come i bambini che devono capire fino a dove possono spingersi prima che ci sia una reazione.
Devo anche dire che quando la reazione si verifica è esplosiva, anche se in passato in altre relazione è stata decisamente più esplosiva…ma la rabbia spesso riesco a leggerla molto meglio della calma e della serenità.
Per questo motivo crederò sempre di più nella sincerità di uno che mi manda affanculo perché gli ho tagliato la strada, di uno che mi dice “bravo” perché ho detto la cosa giusta.


In the TV series Lie To Me, the main character Cal Lightman (Tim Robbins) tells his daughter that his way of doing things helps him to bring out the worst part of people, because people are true only when they are pissed off.
Even before listening to the words of the character I have always believed that there is much more truth in an insult than in a compliment. It may not be true, however if I do an average based on my life I could say that I am not wrong, at least not completely.
My provocative attitude, my polemical and cynical way of speaking, my direct and sincere being, have been part of me long before I was diagnosed with autism.
In particular, of all the episodes, I always remember one that I will “tell” in this post.
A few years ago, I would say several years ago, I was with a girl I will call F.
F. was a university student who, in the eyes of her mother, was always overshadowed by her older sister, already graduated, married and with a career started.
F., because of her mother, suffered from an almost embarrassing inferiority complex: everything she did was wrong, she was never enough, etc. etc.
One day, during the lunch break, we found ourselves discussing how it was not correct that a school director could ask the female students to go out with him.
I argued that if the students were no longer such, in my opinion, there would be nothing wrong.
At one point she brought up the ethical element, saying that professionally it would not have been ethical even once the students had stopped being such.
I partially agreed with her, but I wanted to see how far she believed what she was saying and on what foundations her idea was based. So I brought out the most bitchy and annoying part of me, starting to ask deliberately provocative questions and challenging her more and more.
I told her that she could not talk about professional ethics since she had never worked once in her life, that she had never worked because at her age she was still studying and that she would do better to talk about topics that she knew instead of improvising with random ideas.
Reactions from her? None.
The only thing I remember and said, “Can we go?” and we left the restaurant.
I have never seen her again since.
After the diagnosis I thought it would be nice to talk to her, not to apologise but to explain that I am not an asshole, and I was not back then, but my way of being is often a consequence of what I am.
And today? Today that I am diagnosed, things have not changed much; I am still deliberately provocative, direct and sincere, but Her (which is how I call my fiancée in this blog) know why I behave like this and she is extremely skilled at dodging or absorbing my “attacks”.
It is so much that my previously more frequent transformations have become sporadic.
Sometimes I wonder how she casually disintegrates everything I throw at her, also because I guarantee you that often I am like a child who wants to understand how far he can go before there would be a reaction.
I must also say that when the reaction occurs it is explosive, although in the past in other relationships it has been decidedly more explosive…but the I can read anger much better than calm.
Because of that I will always believe more in the sincerity of someone who tells me to fuck because I did not give way, than someone who tells me “you are right” because I said the right thing.

Published inB.L.O.G.