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questo mi irrita / this one upsets me

Tempo di lettura / Reading Time 4 min.

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Ho avuto modo di scrivere più volte di come non mi infastidisca, e questo lo scrivo come sempre a livello personale, se qualcuno, per disinformazione, scrive o dice che l’autismo è una malattia.
Non mi infastidisce nemmeno che neo autistici, o disinformati, scrivano o dicano che sono affetti da autismo o hanno l’autismo.
Le motivazioni di questo mio pensiero ho avuto modo di esporle in un altro post e non lo farò nuovamente qui.
Ciò che invece mi fa veramente incazzare è sentire la parola “autistico” usata come aggettivo legato ad un’attività o al comportamento di una persona.
In primis perché è sempre fatto in modo canzonatorio o negativizzante, e poi perché non solo le attività non possono essere autistiche, ma nemmeno le persone non diagnosticate (e su questa cosa insisterò sempre).
Questo post nasce da un’intervista ascoltata su youtube tra un noto esperto di comunicazione italiano e un noto manager italiano. Ad un certo punto, parlando di gente come Zuckerberg e Musk e del loro essere costantemente concentrati sulla loro attività o su un solo aspetto della loro attività, il noto manager, che si presuppone abbia anche studiato in vita sua, dice qualcosa come: “Tralasciando certe attività di tipo autistico…”.
Essendoci una chat live ho scritto: “Tenete l’autismo fuori da certe cose e parlate di ciò che sapete!”.
Ovviamente nessuno ha commentato.
La colpa di questo atteggiamento così pregno di leggerezza nei confronti dell’autismo, che spesso si incontra girando online e non solo, è da attribuire alla trasmissione sbagliata dei fatti da parte dei media (tutti).
Nell’immaginario collettivo una persona autistica è come Sheldon Cooper: non è vero!
Perché per quanto Sheldon Cooper possa presentare molte caratteristiche tipiche dell’autismo, non mette mai in mostra la parte difficile, l’inferno interiore (e spesso esternato) dell’autismo che fidatevi, esiste tanto quanto tutto il resto. Perché ci sono momenti in cui è difficile andare avanti, trovare lo stimolo per fare qualsiasi cosa, trovare una motivazione per non passare tutto il giorno nella sicurezza del proprio spazio o nel letto, riuscire a mangiare, parlare o anche solo fare una telefonata.
Questa è la parte dolorosa dell’autismo, cazzo, non il non capire i doppi sensi o i messaggi di tipo sessuale o il non riuscire a guardare negli occhi: è questo il nostro lato oscuro della Luna, quello che nessuno vede o preferisce non vedere. È qui che viviamo noi, soprattutto quando siamo da soli, quando non dobbiamo per forza uniformarci, o provare ad uniformarci, alle regole delle società che non capiamo.
Fa male sentire la parola “autistico” usata come un aggettivo e fa ancora più male che, quasi sempre, la parola “autistico” generi, su chi la dice o su chi la ascolta, un sorriso.
Non sorridete di me, perché io sono autistico e vi faccio un culo così, a dimostrazione che so usare le metafore!


I have been written several times about how it doesn’t bother me, and I write this as always on a personal level, if someone, for misinformation, writes or says that autism is a disease.
Nor does it bother me that neo autistics, or uninformed, write or say they are affected by autism or have autism.
The reasons for this thought I have had the opportunity to expose in another post and I will not do it again here.
What really pisses me off is hearing the word “autistic” used as an adjective related to a person’s activity or behaviour.
First of all because it is always used in a mocking or negative way, and then because not only the activities cannot be autistic, but also the undiagnosed people (and I will always insist on this) can not.
This post starts from an interview on youtube by a well-known Italian communication expert and a well-known Italian manager.
At a certain point, speaking of people like Zuckerberg and Musk and their being constantly focused on their business or on only one aspect of it, the well-known manager, who is supposed to have also studied in his life, says something like: “Leaving aside certain autistic activities … “.
Being a live chat I wrote: “Keep autism out and talk about what you know!”.
Obviously nobody commented.
The blame for this attitude so full of lightness towards autism, which is often encountered online and not only, is due to the wrong broadcast by the media (all of them).
In people’s minds, an autistic person is like Sheldon Cooper from Big Bang Theory: this is not real!
Because as much as Sheldon Cooper may have many characteristics typical of autism, he never shows off the difficult part, the inner (and often external) hell of autism that trust me, does exist as much as everything else.
Because there are times when it is difficult to go on, find the incentive to do anything, find a motivation not to spend the whole day in the safety of my space or in bed, be able to eat, speak or even make a phone call.
This is the painful part of autism, not not being able understand sarcasm or sexual messages or not being able to look into the eyes: this is our dark side of the Moon, the one nobody sees or prefers not to see. This is where we live, especially when we are alone, when we don’t necessarily have to fit, or try to fit, to the rules of societies that we don’t understand.
It hurts to hear the word “autistic” used as an adjective and it hurts even more that, almost always, the word “autistic” generates a smile on who says it or who listens to it.
Do not smile at me, because I am autistic and I will kick your ass big time, showing that I can use metaphors!

Published inB.L.O.G.