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ipocondriaco / hypochondriac

Tempo di lettura / Reading Time 4 min.

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Qualche giorno fa ho parlato al telefono con un amico.
Sarebbe in realtà un parente, ma visto che non è di primo grado preferisco considerarlo un amico.
Lui è ipocondriaco e prima del Covid-19 stava pensando di intraprendere un percorso per uscire, o almeno gestire, questa paura.
Mi diceva che quando lo racconta ai suoi amici, o alla sua fidanzata, si rende conto che chi ascolta mostra un certo livello di comprensione, ma è chiaro che non capisca fino in fondo questo suo disagio, spesso sminuendo con frasi come: “alla fine siamo tutti strani” o “ognuno ha le sue piccole manie” o “poi passa.
Ascoltando mi sono immedesimato molto nel suo racconto, non a livello empatico ma a livello di “è successo anche a me”, perché ancora oggi, e spesso con persone che conoscono la mia condizione del giorno uno, mi rendo conto che le persone tendano sempre a pensare che il mio essere autistico sia una cosa che “ok, sei autistico, ma tanto la tua vita è come la mia” oppure “secondo me sono autistico anche io”, ecc.
Ho anche pensato che lui, diversamente da me, non può fare in modo che le persone che ha intorno, dalle quali vorrebbe comprensione, capiscano cosa comporti per lui essere ipocondriaco e quale sia il suo stato d’animo.
Il mio essere Asperger, negli anni prima della diagnosi e anche dopo, si è manifestato in tutto il suo “splendore” alcune volte e chi c’era in quei momenti, le persone che più ci tenevo capissero come Lei o mia madre, ha compreso totalmente come io mi senta e cosa comporti per me essere Asperger.
Da quel momento non si sono più permesse di diminuire la portata del mio malessere o di dire che “siamo tutti autistici” o una delle tante stronzate che le persone dicono quando non sanno si cosa stiano parlando.
Mi sono trovato senza poter dare consigli, anche perché so quanto sia poco piacevole quando le persone non ti ascoltano o, nonostante tu cerchi di spiegare te stesso, continuino ad andare avanti con il loro ragionamento.
Devo riconoscere che certe condizioni, come l’autismo, si rivelino essere più facilmente accettabili dalle persone che sono autistiche che non da chi gli sta intorno.
Forse siamo più pronti e capaci ad accettare le nostre condizioni di quanto non siamo pronti e capaci ad accettare quelle degli altri.


A few days ago I spoke on the phone with a friend.
He would actually be a relative, but I prefer to consider him a friend.
He is hypochondriac and before Covid-19 he was thinking of taking a path to get out, or at least manage, this fear.
He told me that when he tells it to his friends, or to his girlfriend, he gets the feeling that the listener shows a certain level of understanding, but it is clear that he/she does not fully understand this discomfort, often diminishing it with phrases like: “in the end we are all weird” or “everyone has their little delusions” or “it will go away”.
While listening to him, I identified myself a lot in his story, not at the empathic level but at the level of “it happened to me too”, because even today, and often with people who know my condition from day one, I get the feeling that people always tend to think that my being autistic is something that “ok, you’re autistic, but your life is like mine” or “in my opinion I am autistic too”, etc.
I also thought that he, unlike me, cannot make sure that the people around him, from whom he would like to be understood, understand what it means to be hypochondriac and the way he feels.
My being Asperger, in the years before the diagnosis and even after, has come out in all its “magnificence” a few times and who was there when it happened, the people I cared to be understood the most understood like Her or my mother, totally understood what it is like for me to be Asperger.
Since then they have no longer allowed themselves to decrease the extent of my feeling bad or to say that “we are all autistic” or one of the many bullshit that people say when they don’t know what they are talking about.
I found myself unable to give advice to him, also because I know how unpleasant it is when people don’t listen to you or, despite you try to explain yourself, continue to keep on with their ideas.
I must say that certain conditions, such as autism, turn out to be more easily acceptable to the people who are autistic than to those around them.
Perhaps we are more ready and able to accept our conditions than we are ready and able to accept those of others.

Published inB.L.O.G.

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