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Tempo di lettura / Reading Time 3 min.

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Nel 2006 io e la mia fidanzata di allora abbiamo terminato la nostra relazione.
A distanza di circa un anno le è venuto il cancro.
Trovandosi in una città per lei sconosciuta, praticamente da sola, ha cercato in me un aiuto per andare a fare gli esami, per andare all’aeroporto quando tornava da sua madre e per i due traslochi che ha dovuto fare in quel periodo.
Per un anno, circa, sono stato a sua disposizione quando aveva bisogno di me o anche solo per bere qualcosa o fare quattro chiacchiere.
La malattia, come spesso accade, ha iniziato a mostrare i suoi effetti devastanti molto velocemente e, dalla sera alla mattina, è passata dal non sembrare una persona malata ad essere inequivocabilmente una persona condannata.
Mi sono domandato spesso perché, al di là del fatto che io fossi unodei pochi che conoscesse in quella città, avesse scelto me come persona da avere vicino fino alla fine.
Quando si stava avvicinando alla fine gliel’ho chiesto, e lei mi ha risposto che aveva preferito me ad altri perché io non la compativo, non la guardavo mai con tristezza, non le dicevo mai quanto mi dispiacesse che si fosse ammalata.
All’epoca non ero ancora diagnosticato e mi ero sentito una specie di mostro, visto che dalle sue parole sembravo indifferente al fatto che stesse per morire…e non era così.
Nel 2007 è morta, aveva 32 anni.
Dopo la diagnosi ho imparato molto, almeno in teoria, sull’empatia e sulla sua mancanza, dando una significato alle sue parole.
Oggi mi rendo conto che in una situazione come quella descritta, nella quale una persona ha già dei problemi enormi, avere vicino uno come me, che non sembra mai essere troppo coinvolto da ciò che gli succede intorno, positivo o negativo che sia, evita alla persona malata di sentirsi un peso o un motivo di tristezza per chi le/gli stia vicino.
Non so se questa mi spiagazione trovi riscontro nella realtà, e forse ho scritto solo un mucchio di stupidaggini generate dal mio desiderio di pensare che la mancanza di empatia, in alcuni momenti, possa essere qualcosa di positivo…e se ho bisogno di pensarlo è anche a causa del pensiero distorto di chi non ha ancora capito che non essere empatici non significa non sentire nulla.


In 2006 my at-the-time girlfriend  and I ended our relationship.
About a year later, she got cancer.
Being in a city unknown to her, practically alone, she looked for help in me to go to hospitals for exams, to go to the airport when she went back to her mother and for the two houses she moved at the time.
For about a year, I was at her disposal when she needed me or just to have a drink or a chat.
The disease, as it often happens, began to show its devastating effects very quickly and, from one dusk to dawn she went from not looking like a sick person to being unequivocally a condemned person.
I have often wondered why, apart from the fact that I was one of the few people she knew in that city, she had chosen me as a person to be close to her until the end.
When the was approaching I asked her why, and she replied that she had preferred me to others because I did not commiserate her, I never looked at her with sadness, I never told her how much I was sorry that she got sick.
At the time I was not yet diagnosed and I felt like a kind of monster, since from her words it seemed like I was not interested to the fact that she was going to die…and it was not so.
In 2007 she died, she was 32 years old.
After my diagnosis I learned a lot, at least in theory, about empathy and its lack, giving meaning to her words.
Today I realize that in a situation like the one described, in which a person already has enormous problems, having someone like me close to her, who never seems to be too involved in what is happening around him, positive or negative that it is, avoids sick person to feel a burden or a reason for sadness for those who are close to her.
I don’t know if this explanation is reflected in reality, and perhaps I have written only a bunch of nonsense generated by my desire to think that the lack of empathy, in some moments, can be something positive….and also because of the distorted thinking of those who have not yet understood that not being empathic does not mean feeling nothing.

Published inB.L.O.G.

One Comment

  1. Markaphotog Markaphotog

    I’m so sorry she passed away. This was a great post, as I feel I can understand where your mindset was with wondering why she wanted to spend her time with you.

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